Gino Morici

Allegoria dell'Italia di Gino Morici - fronteGino Morici, personaggio eclettico, è nato nel 1901 a Palermo dove è vissuto e ha lavorato.
Nel 1925 ha vinto il Pensionato nazionale di decorazione e dal 1931 ha insegnato decorazione e scenografia all’Accademia delle belle arti di Palermo. Pittore che spaziava dal design alla scenografia, fu anarchico in gioventù e difensore della Camera del Lavoro di Palermo contro la strumentalizzazione del regime e delle cosche.

In quel periodo il pittore realizza i dipinti di Caltanissetta. Nel 1934 dipinge “l’Allegoria dell’Italia”, un olio su tela rettangolare (3,86 x 2,00 metri) con gli angoli superiori smussati posto nel primo piano dell’ex sala del telegrafo del Palazzo delle Poste di Caltanissetta. Nel dipinto il pittore mostra l’adesione al ritorno all’ordine affrontando le tematiche care al Regime: il lavoro e la fatica umana nonché la vocazione agricola e marinara dell’Italia. L’artista decora anche il salone del pubblico, adiacente alla sala dei telegrammi, con l’amico Gaetano Sparacino cui sono state attribuite le decorazioni dei riquadri del soffitto e dei bordi laterali “giostrate su geometrie diverse e su elementi floreali caratterizzati da delicate cromie che ricordano superate esperienze liberty”.

Maestro indiscusso, affreschista, scenografo, decoratore, incisore e illustratore di libri, esercita un’intensa attività artistica al di fuori delle esposizioni e dei premi ufficiali. Vince numerosi concorsi per la decorazione muraria di edifici pubblici come quello della Banca d’Italia di Palermo nel 1920. Nel 1932 affresca il Palazzo delle Poste di Caltanissetta e nel 1933 quello di Palermo. Nel 1937 il Palazzo del Governo di Ragusa.

A Palermo svolge una frenetica attività in collaborazione con la sua scuola decorando il Comando dell’Aeronautica, l’Ospedale della Rocca, la sede centrale della Cassa di risparmio Vittorio Emanuele e l’Istituto di agraria.

Svolge la sua attività di scenografo e costumista per il teatro di Anton Giulio Bragaglia di Roma, per il Massimo di Palermo e per il Bellini di Catania.

E’ anche scenografo cinematografico e costumista di svariati film, fra cui “In nome della legge” di Pietro Germi, in Italia e all’estero: a Parigi, Bruxelles, Buenos Aires e New York. Si occupa anche di architettura d’interni sistemando Palazzo Corner e il Museo Nazionale di Venezia, il Palazzo del Governo di Torino e la villa Paino di Palermo. Come illustratore lavora per le case editrici San Paolo di Torino, Tumminelli di Milano, Ires di Palermo e Danna di Messina.

Poche le sue mostre personali (Catania, Siracusa, Roma e Cagliari), oltre alla Galleria La Tela (Palermo, 1972) e all’Accademia delle belle arti (Palermo, 1980), specie se rapportate alla sua vasta produzione di pittore e incisore. Punto nodale della sua formazione negli anni ‘30 è Giò Ponti, l’architetto maestro dell’eclettismo dèco della Milano e della Firenze di quegli anni. L’assimilazione del segno decorativo del maestro milanese sia nel campo della decorazione d’interni sia negli arredi e nel design, e la personale interpretazione di questi stimoli, fanno di Morici uno dei maggiori esponenti, con Paolo Bevilacqua e Francesco Fichera, del Dèco in Sicilia. La Città dei Ragazzi (1956) fu da lui progettata in toto così come Casa Savona. Pittore e decoratore di rilievo, più attratto dalla decorazione e poi dalla grafica e dalla scenografia, Morici riservò alla pittura il suo tempo libero, i suoi momenti di relax, non inquadrabile in un preciso stile pittorico se non in una sorta di espressionismo astrattizzante, di moda nell’immediato dopoguerra, che si accompagnò all’interesse per il mondo degli hidalghi, assai frequentato col pennino e col pennello con rapidità, essenzialità e sicurezza da vero grande artista.